La perdita di una gravidanza è un evento relativamente frequente e, nella maggior parte dei casi, si verifica in modo occasionale senza compromettere la possibilità di avere una gravidanza successiva. Quando però gli aborti spontanei si ripetono, è importante approfondire le possibili cause attraverso un percorso specialistico.

Si parla di abortività ricorrente in presenza di due o più perdite di gravidanza. Si tratta di una condizione complessa e multifattoriale, che può avere un importante impatto anche dal punto di vista psicologico ed emotivo.

Quali sono le cause dell’abortività ricorrente?

Le cause possono essere diverse e non sempre è possibile identificarne una precisa. Tra i principali fattori da valutare ci sono:

  • alterazioni cromosomiche dell’embrione;
  • anomalie anatomiche dell’utero;
  • alcune patologie autoimmuni, in particolare la sindrome da anticorpi antifosfolipidi;
  • alterazioni della tiroide e altre condizioni endocrine o metaboliche;
  • fattori legati allo stile di vita, come fumo, obesità e consumo di alcol;
  • eventuali alterazioni genetiche presenti nella coppia.

In una parte dei casi, nonostante gli accertamenti, non viene identificata una causa specifica. Questo non significa però che una futura gravidanza non possa avere un esito positivo.

Il ruolo dell’età materna

L’età della donna rappresenta uno dei principali fattori associati al rischio di aborto spontaneo.

Con l’avanzare dell’età aumenta infatti la probabilità che gli ovociti presentino alterazioni cromosomiche. Di conseguenza, cresce anche la possibilità di formare embrioni con un numero anomalo di cromosomi, una delle principali cause di aborto nelle prime settimane di gravidanza.

Per questo motivo, l’età materna deve essere considerata nella valutazione complessiva della coppia, insieme alla storia riproduttiva e alle eventuali condizioni cliniche associate.

Quando iniziare gli accertamenti?

Dopo due o più perdite di gravidanza è opportuno rivolgersi a uno specialista in medicina della riproduzione per valutare se siano necessari approfondimenti.

Il percorso diagnostico deve essere personalizzato e non consiste necessariamente nell’eseguire un numero elevato di esami. In base alla storia della paziente possono essere valutati l’utero e la cavità uterina, la presenza di patologie autoimmuni o endocrine e, quando indicato, eventuali fattori genetici.

L’obiettivo è individuare soprattutto quelle condizioni per le quali esiste una possibilità concreta di intervento.

Diagnosi genetica e procreazione medicalmente assistita

Le anomalie cromosomiche embrionali rappresentano una causa importante di aborto spontaneo. Nei percorsi di procreazione medicalmente assistita, in situazioni selezionate, può essere presa in considerazione la diagnosi genetica preimpianto per l’aneuploidia (PGT-A).

La tecnica consente di analizzare alcune cellule dell’embrione allo stadio di blastocisti e identificare gli embrioni con un assetto cromosomico compatibile con l’euploidia.

È importante sottolineare che la presenza di un embrione euploide non garantisce automaticamente l’impianto e la prosecuzione della gravidanza. Il successo dipende da numerosi fattori, tra cui l’età materna e la qualità degli ovociti, oltre alle caratteristiche dell’utero e della gravidanza.

Altri fattori: immunologia e microbiota

La ricerca scientifica sta studiando anche il ruolo del sistema immunitario materno e del microbiota endometriale nell’impianto e nella prosecuzione della gravidanza.

Si tratta tuttavia di ambiti ancora in evoluzione. Non tutti i test immunologici o relativi al microbiota oggi disponibili hanno dimostrato un’utilità clinica sufficiente per essere raccomandati di routine. Per questo motivo, eventuali approfondimenti devono essere valutati caso per caso e sulla base delle evidenze scientifiche disponibili.

Si può avere una gravidanza dopo aborti ricorrenti?

La risposta è sì. L’abortività ricorrente non significa necessariamente che non sia possibile avere una gravidanza evolutiva.

Quando viene identificata una causa, il trattamento può essere indirizzato alla specifica condizione: per esempio, alla gestione di alcune patologie autoimmuni o endocrine oppure alla correzione di determinate anomalie anatomiche.

Quando invece non viene individuata una causa, è comunque possibile programmare un percorso di monitoraggio e assistenza personalizzato.

La cosa più importante è evitare il fai da te e affidarsi a uno specialista, evitando terapie o integratori suggeriti senza una precisa indicazione clinica.

In conclusione

Dopo due o più aborti spontanei, un approfondimento specialistico può aiutare a comprendere meglio la situazione e a individuare eventuali fattori modificabili.

La medicina della riproduzione dispone oggi di strumenti diagnostici sempre più avanzati, ma il percorso deve essere costruito sulle caratteristiche della singola coppia.

Uno o più aborti non significano rinunciare alla possibilità di diventare genitori: una valutazione tempestiva e personalizzata può rappresentare il primo passo verso una nuova gravidanza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Protetto da
Shield Security