L’invecchiamento ovarico è un processo fisiologico caratterizzato dalla progressiva riduzione della quantità e della qualità degli ovociti. Questo fenomeno può influire sulla fertilità naturale e sulla risposta ai trattamenti di procreazione medicalmente assistita, in particolare nelle donne con ridotta riserva ovarica.
Negli ultimi anni la ricerca si è concentrata su nuove strategie per cercare di migliorare la funzione ovarica. Tra queste, particolare interesse ha suscitato l’utilizzo del Plasma Ricco di Piastrine (PRP).
Cos’è il PRP ovarico?
Il PRP (Platelet-Rich Plasma) è un concentrato di piastrine ottenuto dal sangue della stessa paziente. Le piastrine contengono numerosi fattori di crescita e mediatori biologici coinvolti nei processi di riparazione e rigenerazione dei tessuti.
Nel cosiddetto ringiovanimento ovarico, il PRP viene somministrato direttamente a livello delle ovaie mediante una procedura ecoguidata. L’obiettivo è favorire un microambiente ovarico più favorevole alla funzionalità follicolare.
Come agisce il PRP sull’ovaio?
L’ipotesi alla base del trattamento è che i fattori di crescita rilasciati dalle piastrine possano stimolare alcuni processi biologici, tra cui:
- la neo-angiogenesi, ovvero la formazione di nuovi vasi sanguigni;
- la modulazione dell’infiammazione;
- la proliferazione e differenziazione cellulare;
- i processi di riparazione e rigenerazione tissutale.
L’obiettivo è quindi quello di migliorare la funzione ovarica, soprattutto in situazioni caratterizzate da una ridotta riserva ovarica o da una compromissione della funzione ovarica.
PRP ovarico e riserva ovarica
Alcuni studi hanno osservato, dopo il trattamento con PRP intraovarico, variazioni favorevoli di parametri come AMH (ormone antimulleriano), conta dei follicoli antrali e numero di ovociti recuperati durante i trattamenti di fecondazione assistita.
Sono stati inoltre descritti, in alcune pazienti, cambiamenti dell’attività ovarica e della ciclicità mestruale.
È però importante interpretare questi risultati con cautela: un miglioramento dei parametri della riserva ovarica non significa necessariamente un aumento della probabilità di gravidanza o di nato vivo.
Cosa dicono oggi le evidenze scientifiche?
Il PRP ovarico rappresenta una procedura innovativa e ancora oggetto di ricerca.
I risultati pubblicati sono interessanti e mostrano un possibile effetto positivo su alcuni parametri della funzione ovarica, ma le evidenze non sono ancora sufficienti per considerare il trattamento una terapia consolidata per l’infertilità.
Sono necessari studi clinici più ampi e di elevata qualità per stabilire quali pazienti possano trarne beneficio e, soprattutto, se i miglioramenti osservati si traducano in un reale aumento delle probabilità di gravidanza e di nascita.
PRP ovarico e fecondazione assistita
L’interesse per il PRP nasce anche dalla possibilità di utilizzarlo nell’ambito della procreazione medicalmente assistita, in particolare nelle pazienti con ridotta riserva ovarica o precedenti risposte ovariche insufficienti.
La valutazione deve essere sempre individuale e tenere conto dell’età della paziente, della riserva ovarica, della storia riproduttiva e dei precedenti trattamenti.
In conclusione
L’infusione intraovarica di PRP rappresenta una delle strategie più innovative studiate nell’ambito del cosiddetto ringiovanimento ovarico.
L’utilizzo dei fattori di crescita autologhi contenuti nelle piastrine potrebbe contribuire a modulare il microambiente ovarico e migliorare alcuni parametri della funzione ovarica. Tuttavia, non è oggi possibile considerare il PRP una tecnica in grado di ripristinare la riserva ovarica o garantire un aumento delle probabilità di gravidanza.
La ricerca prosegue e sarà fondamentale comprendere meglio i meccanismi d’azione, le possibili indicazioni e i reali benefici clinici di questa procedura.

