Il presidente della Società italiana della riproduzione spiega gli effetti dello stress termico e delle polveri sottili

INTERVISTA DEL PROF. GRECO SU “LA STAMPA” di Paolo Russo

Le ondate di calore non aumentano soltanto i rischi cardiovascolari e respiratori. Temperature sempre più elevate e inquinamento atmosferico stanno diventando anche nemici della fertilità. A spiegare perché è Ermanno Greco, presidente della Società Italiana della Riproduzione (S.I.d.R.), che ci spiega gli effetti dello stress termico e delle polveri sottili sulla qualità di spermatozoi e ovociti.

Professore, che rapporto c’è tra caldo e fertilità?
«È un rapporto ormai sempre più documentato. Il caldo eccessivo può compromettere la funzione riproduttiva sia maschile sia femminile, riducendo le probabilità di ottenere una gravidanza. L’apparato riproduttivo è particolarmente sensibile alle variazioni di temperatura e le ondate di calore sempre più frequenti rappresentano quindi un fattore di rischio da non sottovalutare.»

Perché gli uomini sembrano essere i più esposti?
«Perché la produzione degli spermatozoi richiede una temperatura inferiore a quella corporea. I testicoli, infatti, sono collocati nella borsa scrotale proprio per mantenersi a circa un grado in meno rispetto al resto dell’organismo. Quando questo equilibrio viene alterato, anche un incremento minimo della temperatura intratesticolare può compromettere la spermatogenesi.»

Che cosa succede concretamente agli spermatozoi?
«Lo stress termico modifica il liquido seminale e determina una riduzione della concentrazione e della motilità degli spermatozoi, due parametri fondamentali per la fertilità. Inoltre aumenta la frammentazione del Dna spermatico, cioè il materiale genetico si danneggia e questo rende gli spermatozoi meno idonei alla fecondazione.»

Anche la fertilità femminile risente del caldo?
«Sì, anche se gli studi sono meno numerosi. Sappiamo che anche le ovaie funzionano meglio a una temperatura leggermente inferiore rispetto a quella del resto del corpo. Quando questo equilibrio viene meno, anche la qualità degli ovociti può risentirne. Le evidenze sono ancora limitate rispetto a quelle disponibili per l’uomo, ma indicano comunque un possibile effetto negativo dello stress termico.»

Il problema è soltanto il caldo o c’è anche un effetto dell’inquinamento?
«L’inquinamento atmosferico rappresenta probabilmente il fattore più importante ed è bene ricordare che il caldo lo alimenta anche. Le polveri sottili hanno effetti diretti sulla fertilità maschile e femminile e il caldo contribuisce ad aggravare questo fenomeno aumentando i livelli di inquinamento. Per questo oggi cambiamenti climatici e qualità dell’aria sono due aspetti strettamente collegati.»

Quali sono le conseguenze delle polveri sottili?
«Nelle donne osserviamo alterazioni della metabolomica e una riduzione dei valori dell’ormone antimulleriano, che misura la riserva ovarica. Inoltre le pazienti sottoposte a fecondazione assistita ottengono risultati peggiori quando sono maggiormente esposte agli inquinanti. Negli uomini, invece, le polveri sottili compromettono motilità, morfologia e integrità del Dna degli spermatozoi.»

I dati sull’inquinamento in Italia devono preoccupare?
«Sì. Secondo il monitoraggio satellitare Copernicus, circa il 73% degli italiani vive in aree dove i livelli di polveri sottili superano i limiti indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità. È un dato che riguarda non solo la salute respiratoria e cardiovascolare, ma anche quella riproduttiva.»

L’età continua però a essere un fattore determinante?
«Assolutamente sì. L’età resta uno dei principali determinanti della fertilità, soprattutto femminile. Oggi molte coppie arrivano alla ricerca di un figlio sempre più tardi e questo spiega anche il forte incremento del ricorso alla procreazione medicalmente assistita. Dopo i 35 anni aumenta infatti la probabilità che gli ovociti presentino alterazioni cromosomiche, tanto che prima dell’impianto valutiamo sempre la qualità dell’embrione.»

I cambiamenti climatici incidono anche sulla gravidanza?
«Le alte temperature sembrano favorire anche il rischio di parto prematuro. Il caldo aumenta infatti la produzione di sostanze come l’ossitocina e di proteine infiammatorie che possono incrementare le contrazioni uterine nelle donne in gravidanza.»

Che cosa si può fare per difendere la fertilità?
«Sul piano individuale è fondamentale adottare stili di vita sani, limitare quando possibile l’esposizione agli inquinanti e prevenire i fattori di rischio. Ma serve anche una strategia collettiva: la tutela dell’ambiente è ormai diventata una misura di prevenzione sanitaria. Proteggere la qualità dell’aria significa proteggere anche la salute riproduttiva delle nuove generazioni.»

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Protetto da
Shield Security